MIA Photo Fair 2026. Il mondo fotografico tra vintage vero e vintage falso

Avatar Federico Fianchini | March 28, 2026

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MIA Photo Fair 2026 Milano fotografia contemporanea

La quindicesima edizione del MIA Photo Fair 2026, presso il Superstudio Più di Milano in via Tortona, dal 19 al 22 marzo, era dedicata al tema della Metamorfosi. Tra i 76 stand delle gallerie presenti emergeva con chiarezza quanto questo sia un periodo particolarmente fertile per la fotografia: un mondo in continuo divenire, in cui il vintage è sempre più presente, anche quando esplicitamente “ricreato”, e in cui le sperimentazioni spingono l’immagine verso la sua dimensione più materiale. Questo era evidente anche nella sezione Beyond Photography – Dialogue, a cura di Domenico de Chirico, dove la fotografia entrava in relazione con altre forme d’arte — scultura, installazione, pittura, performance e video — esprimendo una forte tensione dialettica. Fino al paradosso, particolarmente interessante, delle immagini generate con l’AI di Philipp Toledano: se tutto può essere falso, allora è forse il documentario, anche fotografico, a sopravvivere, mettendo in scena la fine stessa della verità.

MIA Photo Fair 2026, opera Philipp Toledano
“Remove” foto elaborata di Philipp Toledano (da “Another England”, 2025)

Tuttavia la nostra attenzione è stata mossa soprattutto dalle foto “pure”. Quelle che abbiamo amato di più sono le fotografie di Christian Coigny. Questi, ottuagenario svizzero di Losanna, lavora in studio con pellicola bn, costruendo volumi e geometrie di stampo eminentemente metafisico. Come nel pop concettuale più amato (pensiamo a Duggie Fields) il lavoro di Coigny non ha paura di far abitare i suoi spazi, geometrici e astratti, dai corpi scolpiti di bellissime modelle che donano agli scatti una componente figurativa potente ma ambigua, elevando il tutto verso una attualizzazione di De Chirico. La gamma tonale, la qualità della luce e la composizione rendono questi scatti quasi pittorici. Coigny era presentato dalla galleria Espace Diorama di Ginevra.

Christian Coigny, fotografia MIA Photo Fair, Milano
foto di Christian Coigny

Scatti vintage puro sono anche quelli di Isabel Azkarate, fotografa basca quasi ottuagenaria, formatasi a New York. Le sue immagini della scena newyorkese a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 colgono lo spirito della metropoli nel solco di maestri come William Klein. La strada e i suoi abitanti pulsano nei suoi scatti, sostenuti da una ricca gamma di grigi che si sposa con l’ampia rappresentazione umana riportata. Azkarate, ancora attiva e in procinto di aprire una sua personale nella natìa San Sebastian, era rappresentata dalla galleria Villa Alegre di Barcellona.

Isabel Azkarate, MIA Photo Fair 2026 Milano
foto di Isabel Azkarate

Tra i maestri scomparsi ci siamo soffermati su Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Thomas Hoepker e William Klein, i cui sguardi hanno sempre piegato il reale in forme personali e riconoscibili. Rappresentata dalla Crumb Gallery di Firenze (su cui torneremo) Letizia Battaglia era presente con vari scatti tra cui uno alla sua modella Claudine, in un nudo integrale dal bn contrastato, a risaltare le giunoniche forme e la consapevole femminilità. La Casa Museo Molinario Colombari di Milano portava alcuni scatti di Lisetta Carmi, creati a cavallo tra anni ’50 e ’60, tra cui uno dalla celebre serie sui “Travestiti” di Genova. Buchkunst Gallery di Berlino mostrava una foto di Hoepker che vede Ali camminare per il South Side di Chicago nel 1966. Un bn dai grigi morbidi, la gamma tonale larga, e mezzi toni che restituiscono la porosità della scena. Il grandissimo Klein era alla fiera con due foto di fine anni ’50, inizio anni ’60, scattate a Parigi e Roma. La costruzione grafica straordinaria di queste vedono le figure incastrate dentro il ritmo delle linee, il loro contrasto medio-alto, mai duro, che si evidenzia grazie alla ricca gamma di grigi attiva in modo antipsicologistico sulle superfici. Per un valore di 11.000€ ciascuna, gli scatti erano portati dalla galleria The Pool NYC di New York con basi anche a Milano e Venezia.
Infine due maestri ancora viventi: il maestro giapponese Nobuyoshi Araki (85 anni) era rappresentato dalla interessante Galleria 13 di Reggio Emilia, la quale distribuiva anche copie di una rara terza edizione del libro Polaroids risalente agli anni 80. Le immagini di Araki vedono una sessualità dall’intenso equilibrio shintoista, in cui elementi come fiori, acqua e morte si equivalgono, unendo sofferenza ed esperienza. Con le foto di Nino Migliori (ancora in vita alla veneranda età di 99) il vintage trovava una degna sintesi in scatti neorealisti del progetto “Gente del Sud” (1956) portati dalla Galleria Admira di Milano.

Nobuyoshi Araki, MIA Photo Fair 2026
foto di Nobuyoshi Araki

Se prendiamo i contemporanei (cioè le foto scattate dopo il 2000) alcuni lavori restituiscono bene lo spettro della ricerca attuale, pur dentro la forma “immagine classica” e in cui l’innovazione resta relativa allo sguardo. Tra questi le foto di Todd Hido, presentate dalla galleria Alta di Andorra e tratte dal suo volume “House Hunting”. In uno di questi scatti vediamo come il contrasto dentro/fuori, caldo/freddo riduce l’uomo a traccia, impronta in una suburbia americana anonima e anti-iconica.

Per tornare al vintage, ma questa volta finto seppur non come frode, ma come ricerca sul materiale e sul suo significato, è interessante il lavoro di Sal Taylor Kydd (Alta Vista Gallery di Los Angeles). Le sue immagini sono simulazioni di memoria e non revival nostalgici. L’uso di bassi contrasti, palette slavata, grana controllata e sovraesposizione morbida attivano ricordi nel momento della visione. L’artista non rifà gli anni ’40, ma costruisce oggi (dal 2010 in poi) un tempo fuori dal tempo, in cui corpi e sguardi sembrano antichi ma restano contemporanei. Si finge il passato per rendere fragile il presente.

Todd Hido, fotografia, MIA Photo Fair Milano
” #2844 ” di Todd Hido

Sal Taylor Kydd, Penobscot Bay, MIA Photo Fair 2026
“Penobscot bay” foto di Sal Taylor Kydd

Scatti recenti (2017 e 2019) sono anche di Zoe Wiseman (Fabrik Projects, LA) e Alexandra de Furio (ancora Alta Vista, LA).
Wiseman lavora su un’estetica analogica intima e materica: BN morbido, poco contrasto, corpo mai spettacolarizzato. Un suo scatto più violento del solito ci ha colpito per i suoi neri profondi e un corpo quasi plastico, dando prova di un formalismo anche morale pienamente americano, ma molto lontano dal glamour solito in questo tipo di foto.
Come la Wiseman così ci ha impressionato il dittico della de Furio, in cui l’artista abbandona il neo-barocco per immagini più narrative. Il corpo diventa oggetto simbolico in un figurativismo vicino al linguaggio americano, tra fine art e collezionismo.

Zoe Wiseman, fotografia MIA Photo Fair 2026
foto di Zoe Wiseman

Per finire parliamo di giovani e di italiani. La Crumb Gallery di Firenze, già citata per Letizia Battaglia, lavora dal 2019 solo con artiste, in una logica militante che prova a colmare un gap strutturale di mercato e visibilità. Al MIA la galleria portava anche foto di Sara Messinger (1998), giovane fotografa attiva tra Philadelphia e New York. La Messinger pratica una fotografia documentaria su adolescenti e sottoculture urbane (soprattutto di Tompkins Square, NYC), costruita sul rapporto diretto, come vediamo nell’immagine di una ragazzina che mastica la gomma in primo piano in calce a questo articolo. Questo istante, che mostra uno sguardo diretto, consapevole e frontale, si inserisce nel progetto “Shadow of a Teenage Daydream” sviluppato dalla fotografa.

Tornando alla riflessione sulla materialità, la giovane italiana Federica Belli (1998), con la galleria Valeria Bella di Milano, presentava Oceanic Thinking, scultura fotografica a gradiente in cui l’immagine nasce dalla relazione tra pannelli. In essa il linguaggio post-minimalista esprime più il gesto che il peso sulla singola immagine, ma accanto a questa, altri scatti mostravano un’attenzione precisa allo spazio.

Infine l’italiano Iacopo Pasqui, rappresentato dalla galleria Ceravento di Pescara, presentava la serie Cinema Azzurro, dedicata a un breve tratto di spiaggia osservato nel tempo. Le immagini funzionano come fotogrammi isolati, da ricomporre in una sequenza mentale attraverso un montaggio latente. Centrale è il piccolo formato, che impone una visione ravvicinata, anti-spettacolare e lenta. La struttura si basa su variazioni minime in una linea che richiama chiaramente Luigi Ghirri.

Sara Messinger, Shadow of a Teenage Daydream, MIA Photo Fair 2026 Milano
foto di Sara Messinger

Author

  • Federico Fianchini

    Federico Fianchini, laureato in Storia del Cinema, si occupa di cinema, fotografia, video arte e design.


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