ArchiThoughts–ArchiTouch. La pirandelliana messa in scena dei Broadview Materials

Avatar Federico Fianchini | May 3, 2026

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Broadview Materials presenta l’interpretazione dei laminati Arpa tramite il progetto ArchiThoughts-ArchiTouch curato da Federica Sala per lo showroom Fenix Scenario.

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Il giuoco delle parti di Pirandello andò in scena per la prima volta al Teatro Quirino in Roma nel 1918. In esso, come sappiamo, il personaggio di Leone già si è prodigato, prima dell’inizio della trama, nel fare tabula rasa di sentimenti e passioni dentro di sé, per poter appunto giocare e risolvere il gioco dell’esistenza. Nel 1990, per il Teatro Stabile della Sardegna, il regista Beppe Navello risolse superbamente la messa in scena della pièce usando volutamente accenni futuristi e oggetti di scena art decò. Il vuoto dell’esistenza dei personaggi fu portato a livelli tali da mostrare in alcuni momenti solo parti del corpo uscire da angoli inusuali, come un bar dentro un armadio o un divano in pelle, mentre altri personaggi giocavano (venendo giocati) da oggetti le cui parti riflettenti mostravano come un prisma le infinite sfaccettature di personalità irrisolte.

l'allestimento di Broadview materials

Questa idea di spazio svuotato e messo in scena riemerge, oggi, in un contesto inatteso come il Fuorisalone.
ArchiThoughts–ArchiTouch, progetto curato da Federica Sala, è un dispositivo in cui superfici e materiali non costruiscono semplicemente arredi, ma articolano “microarchitetture domestiche” (citiamo la curatrice) da attraversare e interpretare. Nato nel 2024 come percorso di ricerca che coinvolge i vari brand di Broadview Materials, il progetto ha progressivamente spostato il proprio fuoco dal prodotto al modo in cui il prodotto organizza lo spazio e lo sguardo.
Se nel 2024 il protagonista fu FENIX (Design Duo Double Feature) e nel 2025 Formica (FAST/FORWARD), nel 2026 il confronto si è concentrato su Arpa Industriale (il cui nuovo logo dice ARPA Arte e Ricerca per Progettare l’Arredo) e al suo rapporto con l’architettura.
In questo contesto, i materiali Arpa non agiscono come semplice rivestimento, ma come elementi attivi nella costruzione della scena: superfici che riflettono e separano, nascondono e rivelano, definendo quelle microarchitetture che non si limitano a organizzare lo spazio, ma ne orientano l’uso e la percezione. Su questa linea sei studi, italiani e internazionali, hanno costruito dispositivi spaziali in cui le superfici Arpa vengono tradotte in volumi abitabili.

Con queste premesse, quando siamo entrati dentro Fenix Scenario, lo showroom del gruppo in Foro Buonaparte, siamo stati immediatamente colpiti dalla rarefatta atmosfera astratta, creata da oggetti che nella loro semplicità e geometria subito rimandavano a immagini vicine tra Pirandello e De Chirico.

Il protagonista del nostro film mentale è stato dall’inizio “Open Volume”, mobile bar con ante stereofoniche creato da RedDuo Studio. È stato grazie a questo oggetto che abbiamo ricordato la messa in scena di Navello. In “Open Volume” la geometrica struttura da “monolito” si apre facilmente mostrando un interno che si muove rapidamente verso ritmo e riflessi. Le linee riportano a quei bar nascosti dentro armadi in mogano tipici degli ambienti razionalisti anni 20, ma l’uso del laminato Arpa permette un salto nel presente senza perdere la nuance.


Open Volume di RedDuo Studio

Una volta sottrattici dalla forte attrazione per Open Volume scoprivamo il resto dell’allestimento (creato dallo studio AB Normal) come un percorso che pareva essere uscito da un volume di arte contemporanea. In sequenza i prodotti si mostravano in modo quasi narrativo: “Bodega” di Parasite 2.0; “Teatro Intimo” di GGSV Studio; “Le Chiffonier” di Marion Mailaender; “Lauze” di Studio Zimmer; “Frammento” di StorageMilano. Le geometrie, le simmetrie di questi prodotti, posti in una scenografia volutamente razionale in cui perfino il pavimento e il soffitto sono scacchiere (figura forse ispirata dall’oggetto “Teatro Intimo” di cui parleremo), facevano lievitare l’immaginazione dello spettatore verso usi possibili, storie da inventare, traiettorie inusitate dello sguardo.

Frammento di StorageMilano

“Frammento” di StorageMilano per esempio è un paravento creato con laminato Arpa Tuet. Il materiale usato aiuta la forma (squadrata e precisa) a ricordar l’astratto rigore, l’esattezza di Mondrian o Malevic, andando forse oltre la dichiarata ispirazione ai “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes. I designers di questo studio affermano esplicitamente: “(Il paravento) non si può attraversarlo, toccarlo o abitarlo. Semplicemente esiste e, così facendo, ridefinisce l’ambiente circostante”.


Bodega di Parasite 2.0

Queste “ridefinizioni” le percepiamo anche guardando “Bodega” o “Le Chiffonier”. Qui entrambi i prodotti si danno allo sguardo con fermezza e precisione. Entrambi provano a giocare restando tuttavia ligi al dovere.
“Bodega” di Parasite 2.0 è un mobile in laminato Arpa Rosso Purjai che mostra una linea curva abitata nel retro da una fantasia disegnata da Iacopo Costanzo. La facciata riporta alla geometria, e la linea curva si eclissa gentilmente per lasciare spazio alla simmetria dei cassetti.
“Le Chiffonier” di Marion Mailaender è una vera cassettiera, fatta in laminato Arpa Brown Shot con elementi di Homapal (sempre parte di Broadview Materials), che fa invece proprio della proporzione la sua forza, mostrando un’accuratezza delle proporzioni che viene arricchita tenuemente dalla fantasia dei colori interni ai cassetti, quasi a celare la propria anima giocosa.


Le Chiffonier di Marion Mailaender

Camminando nello show room sentiamo che tutti gli oggetti provano a muoversi tra libertà e regole, ma i due esempi che provano a forzare di più le regole pensiamo siano “Lauze” e “Teatro Intimo”.


Lauze di Studio Zimmer

“Lauze” dello studio Zimmer è una lampada a colonna che applica il movimento tramite la linea curva nel suo slancio verso l’alto, una linea che porta a non fermarsi ma ad avvolgere con lo sguardo la struttura, in modo da scoprire i pannelli di laminato che la compongono.
“Teatro Intimo” dello studio francese GGSV invece crea uno storytelling giocando non solo sulla funzione di vanity (che può anche fare da paravento e scrittoio) ma adottando il segno della scacchiera come rimando al gioco, seppur logico. L’uso di Arpa Lamphum Teak aiuta a costruire una dimensione domestica intima ma teatrale, in cui gesto e rappresentazione si incontrano. Il segno adottato (gli scacchi) evoca schemi astratti di movimento logico, come se le mosse degli invisibili pezzi fossero quei pensieri rasenti al cinismo di cui è animato proprio il Leone della commedia pirandelliana.


Teatro Intimo (con dettaglio) di GGSV

Quello che resta, uscendo da Fenix Scenario, non è tanto la memoria dei singoli oggetti, quanto la sensazione di un dispositivo più ampio: uno spazio che, come nel “giuoco” pirandelliano, non chiede di essere abitato ma interpretato.
Le microarchitetture non offrono soluzioni, ma posture; non risolvono il vivere, lo mettono in scena. In questo scarto, tra funzione dichiarata e uso possibile, tra superficie e riflesso, riaffiora quel vuoto che Pirandello aveva già isolato: non come assenza, ma come campo di possibilità, dove ogni forma, per esistere, deve prima accettare di essere solo una parte in gioco.

Tutte le foto di questo articolo sono di Claudia Zalla

PS
Della messa in scena di Beppe Navello si parla in “Lo spettacolo teatrale. Dal testo alla messa in scena” di Roberto Alonge e Guido Tessari (1996, LED Edizioni Universitarie, Torino).

 

 

Author

  • Federico Fianchini

    Federico Fianchini, laureato in Storia del Cinema, si occupa di cinema, fotografia, video arte e design.


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Comments

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  1. Ivelise

    May 3, 2026 at 1:54 pm

    Wow… articolo eccezionale! Dove si può trovare una panoramica di alcuni eventi del Fuori Salone più dettagliata di questo articolo? Da nessuna parte…solo su Zebra Crossing.

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