Domande sul Documentario, di Ivelise Perniola (parte 2)

Avatar Ivelise Perniola | June 24, 2026

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Proseguiamo la pubblicazione dell’intervento di Ivelise Perniola, con la seconda serie
di domande intorno al documentario

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Domande intorno al cinema documentario
di Ivelise Perniola

Gente del Po e cinema documentario italiano
(Fotogramma tratto da “Gente del Po” di Michelangelo Antonioni – Italia, 1943 – )

6 – Il montaggio è una forma di manipolazione?
Dal momento che il montaggio è quello che fa del cinema un linguaggio, potremmo cambiare la domanda in: “il linguaggio è una manipolazione?”. La risposta è sì. Ovvero,
una manipolazione dei segni per produrre senso. Se si sottintende una manovra fraudolenta di inganno, allora la risposta è dipende dai casi. Nel documentario è la stessa cosa. Il montaggio documentario è sempre un’interpretazione di una partitura non scritta.
Il montaggio può essere fedele e onesto, come può essere ingannatore, ma non lo si può escludere a priori come elemento di mistificazione, così come non si possono cercare
sul vocabolario parole false e parole vere, è l’uso che ne determina il valore assiologico.

Contadini del mare e cinema documentario
(Fotogramma tratto da “Contadini del Mare” di Vittorio De Seta – Italia, 1955 – )

7 – Priorità alle riprese o al montaggio?
Stabilire un primato tra riprese e montaggio significa varie cose. Nel primo caso, “le riprese”, ci si chiede: “le cose sono là, perché manipolarle?”. Nel secondo caso, “il montaggio”, l’opera filmica è costruita con delle frasi, e ogni frase è costruita attraverso intervalli di movimento. La priorità accordabile ad uno o all’altro non dipende tanto da posizioni ideologiche ma soprattutto da cosa si sceglie di riprendere.

Broadway by Light e montaggio documentario
(Fotogramma tratto da “Broadway by Light “di William Klein – US, 1958 – )

8 – Da dove proviene il commento?
Il commento, che caratterizza l’80% dei documentari, sembra sempre appartenere
a una voce anonima, senza corpo, quella che gli anglofoni chiamano Voice of God.
Una voce dal forte potere veridittivo. L’informazione al giorno d’oggi utilizza il commento per distorcere il senso o il non senso delle immagini. Ci sono tre ragioni che hanno portato all’affermarsi così forte della voce fuori campo. Una ragione storica, una ragione retorica
e una ragione economica.
La prima si riconduce all’invenzione del cinema sonoro, ovvero il periodo in cui stavano nascendo anche le grandi dittature che fanno del sonoro un impareggiabile strumento
di lotta politica.
La seconda si riconduce al fatto che la Voice of God, proprio in virtù della sua a-corporalità, sembra foriera di un maggior tasso di oggettività. Manca un autore dietro le parole, e quindi le parole sembrano descrivere un mondo che si offre alla lettura del testo.
La terza ragione, quella economica, è molto cruda. Costa meno mettere un giornalista davanti ad un microfono e fargli dire parole su immagini già girate e vagamente illustrative, piuttosto che mandarlo sul campo a girare un reportage approfondito e interpretativo.

David Attenborough e commento nel documentario
(David Attenborough)

9 – Che cosa distingue un documentario da un reportage?
Il reportage è solitamente una trasmissione televisiva, mentre il documentario
ha l’ambizione di essere cinema. Ma le differenze specifiche sono altre e si sviluppano su tre livelli: la relazione con il linguaggio audiovisuale; il modo di produzione; la nozione stessa
di soggetto.
A) Il reportage informa spesso, nascondendosi nell’assenza dell’autore. Il documentario realizza un’opera personale su di un soggetto ben preciso. Il reportage si presume oggettivo, il doc soggettivo. Nel documentario c’è un’implicazione personale,
che nel reportage non c’è.
B) Il documentario lavora sul tempo e sul contatto prolungato con i soggetti, il reportage lavora sulla cronaca, sul contatto istantaneo, sull’improvvisazione. Il reportage è realizzato su commissione e le professionalità implicate sono ben distinte, il documentario parte
da un progetto personale e il regista segue tutte le fasi della lavorazione.
C) Il documentario cerca l’infra-ordinario, il reportage lo straordinario in tutte
le sue declinazioni anche scandalistiche.

Titicut Follies e falso documentario
(Fotogramma tratto da “Titicut Follies” di Frederick Wiseman – US, 1967 – )

10 – Come fa colui che mente a dire la verità?
Ovvero “come si lavora con il falso documentario senza ingannare nessuno?”. Ci sono varie forme che il falso documentario può assumere:
– lo scherzo, ovvero inventare una storia o un fatto per ridicolizzare la credulità dei media
– il pastiche, ovvero caricatura di uno stile di documentario d’epoca per prendere in giro
i suoi codici e mettere in dubbio l’oggettività pontificante delle sue asserzioni
– il posticcio, ovvero travestimento della realtà attraverso qualche artificio al fine di farla passare per quello che non è
– il trompe-l’œil, ovvero mostrare il falso per dire il vero, e far comprendere che gli inganni utilizzati valgono di più di verità ormai accettate.

(Trailer del documentario “Burden of Dreams” di Les Blank – US, 1982 – )


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