Google, TJ Wilcox, e l’occhio esterno su Milano

Avatar Federico Fianchini | January 18, 2026

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Proseguimento del percorso di indagine sul rapporto tra Milano e i player internazionali.


 

Continuando il nostro percorso di ricerca sul rapporto tra gli stranieri e Milano, a pochi giorni dalle “imprescindibili” olimpiadi (poste in un contesto che ben altro necessita per risollevarsi) vogliamo riprendere prima di tutto le parole di TJ Wilcox per puntualizzare le basi su cui uno sguardo “altro” riesce a trovare ispirazione vivendo in una città che comunque si è, fin dal nome, sempre posta al centro di traiettorie commerciali, politiche e poi anche turistiche.

L’artista americano TJ Wilcox, da noi intervistato in settembre, è sicuramente un portatore sano di sguardo “estero”. Risiede a Milano da un ventennio e ne parla così:
“Sono rimasto molto affascinato da Milano perché penso sia molto contemporanea in vari modi. Qui ho mostrato le mie opere negli ultimi 20 anni, e quindi ho visto la città cambiare. Ho incontrato da subito una comunità di creativi molto interessanti, e intendo soprattutto architetti, designers, artisti, stilisti, e tutti coloro che lavorano in questi ambiti. Negli anni recenti oltretutto queste comunità hanno sempre più beneficiato di una grande interconnessione, diventando veri mondi comunicanti, vissuti normalmente da un gruppo molto sofisticato di persone provenienti da tutto il mondo. Penso che questo porti Milano ad essere una città culturalmente all’avanguardia anche se con un cuore tradizionale. Grazie a ciò Milano diventa come Londra, Parigi o New York ma su una scala più piccola”.

(Palazzo Litta)

Wilcox ci spiega dunque come Milano sia casa di una comunità di creativi che l’americano definisce “the most relevant and sophisticated in the world today” e continua:
“Anche se all’inizio non era un luogo a me famigliare, Milano mi ha permesso di fare nuove esperienze che mi hanno colpito. Questo anche in relazione al fatto che sono conscio di avere ormai meno tempo di quanto avevo da giovane, e quindi apprezzo come questa città mi dia sempre la possibilità di essere nutrito di nuove informazioni, idee, possibilità e luoghi in un modo molto arricchente”.

(Palazzo Serbelloni)

Wilcox, rimbalzando tra New York e Milano, dimostra come ormai il capoluogo meneghino si posizioni stabilmente nel circuito delle città internazionali, e infatti vari artisti come TJ Wilcox possono muoversi tra questi poli sentendosi comunque a casa. Permane nell’occhio dell’artista il fascino derivante da un luogo ancora da scoprire:
“Ho scelto di restare a Milano perché penso sia veramente un luogo speciale. Conosco bene Londra e Parigi, ma Milano resta una città sempre un po’ chiusa e misteriosa, e anche la sua architettura suggerisce una certa chiusura, con queste enormi fortezze adibite ad edifici. Mi hanno sempre parlato delle varie dominazioni subite dalla città, e quelle fortezze sembrano quasi suggerire la loro futura distruzione… Sono inespugnabili dall’esterno, con quelle enormi porte massicce, ma poi sono capaci di nascondere eleganti giardini nei cortili, interni ricchi di design e opere d’arte.”

(Palazzo Turati)

Milano in effetti è famosa per la proverbiale dicotomia tra dentro e fuori, chiuso e aperto. Tuttavia, al di là delle metafore, è la realtà stessa a concretizzare quella specie di sofferenza che premia chi attende in lunghe code fuori dai palazzi del Fuorisalone, come fosse in attesa di entrare in sintonia con un ambiente.
Tale ambiente viene molto elogiato da protagonisti del Fuorisalone come Jenny Son Davis, responsabile della progettazione CMF presso Google Hardware (dove CMF è l’acronimo di Color, Material & Finish). Anche Son Davis è portatrice sana di uno sguardo estero, rimasto affascinato dalla vibrazione milanese. In un breve intermezzo tra le varie presentazioni durante l’allestimento, Son Davis ci ha raccontato il motivo per cui ogni anno Google torna a Milano.
Nel 2025 è stata la volta dell’installazione “Making the Invisible Visible” presentata come di consueto nel Garage 21 di via Archimede, sempre diviso in due parti distinte dove nella prima il pubblico si immergeva in uno spazio dominato dal percorso di luce creata dal team di Ivy Ross (Chief Design Officer of Consumer Devices di Google), in collaborazione con l’artista Lachlan Turczan, noto per il suo lavoro con la luce, l’acqua e la percezione; nella seconda si mostravano i nuovi arrivi dell’oggettistica Google soprattutto in ambito auricolare.
In linea con la suggestione data da Wilcox, da fuori non si poteva immaginare quanto lontano potesse viaggiare la nostra mente una volta entrati dentro il Garage 21, e questo ci pare molto milanese.

(Garage 21)

Son Davis spiega così il rapporto di Google con Milano:
“Questa del 2025 è la nostra quinta esibizione alla Milan Design Week. Amiamo venire perché è realmente il più grande raduno di designer al mondo. Google ama il mix umano ed etnico che si incontra a Milano durante questa settimana. Un mix formato da professionisti come noi, tra architetti, designer e studiosi della materia. Quindi sentiamo quanto sia splendida la comunità che qui si riunisce per avere dense conversazioni sul design”.
E aggiunge: “Anche se siamo consci del fatto che ci sono tanti altri eventi sul design nel mondo (e Google partecipa a molti di essi), per il team CFM di Google Hardware è fondamentale essere qui, anche per portare i nostri valori. Fin dalla prima nostra apparizione a Milano abbiamo scelto di essere disponibili a livello umano e non solo aziendale, e veniamo quindi per vedere e parlare con chi arriva da tutto il mondo solo per la MDW”.


Son Davis chiarisce come Milano ormai sia intercettata da player internazionali di caratura mondiale come Google al fine di dare un’immagine meno fredda del brand. Nel caso di Milano la multinazionale vuole mostrarsi meno aziendale e più spontanea:
“Sia il team dell’industrial design, che il mio team del CMF design, che i team di interface design e software design (aggiunti proprio quest’anno), siamo tutti sempre molto contenti di venire qui per parlare di ciò che facciamo, condividere il duro lavoro e la passione, il cuore e l’anima che mettiamo nei prodotti che creiamo. Amiamo avere conversazioni con altri professionisti del settore, con gli ospiti locali, con persone non creative ma aperte ai nostri prodotti. Per noi è il miglior modo di vivere il Fuorisalone”.

Prosegue dicendo:
“Non diamo affatto per scontato il successo di pubblico che ogni anno si riconferma con le lunghe code fuori in attesa di entrare. Ci prende il cuore che la gente dedichi tanto tempo per venire qui a via Archimede ad aspettare di entrare per vedere ciò che abbiamo fatto. Amiamo vedere la gente attraversare la nostra installazione e siamo sinceri quando diciamo che siamo consapevoli di quanto ci sia da vedere nella stessa settimana. Per questo non diamo mai per scontato questo successo.”
E così conclude:
“Veniamo a Milano con molto rispetto, apprezzando il contesto e la gente che lo abita. Penso che una realtà come Google possa aiutare Milano ad allargare gli orizzonti anche in un’ottica di superamento di quei conflitti razziali che possono scaturire dalla veloce internazionalizzazione che la città sta vivendo. Google ha marketing partners qui in Italia come in altri paesi, e gli uffici di Google hanno spesso impiegati del posto. Quindi c’è sempre un incrocio tra ciò che Google può offrire e ciò che Google può imparare dai locali. Alla base prendiamo in considerazione tutte le differenze di tutti i diversi paesi in cui stabiliamo i nostri uffici.”

Jenny Son Davis guida il pluripremiato team CMF Design di Google. L’approccio dinamico del suo team al CMF incarna la personalità umana, ottimista e audace del brand. Attraverso l’applicazione e la creazione ponderata di colori, materiali e finiture, Jenny e il team definiscono l’esperienza di avere in mano un oggetto Google. Lavora in Google da sei anni e ha studiato scultura e arteterapia alla School of Visual Arts di New York lavorando in diverse discipline del design negli ultimi 20 anni. Nel tempo libero, colleziona pietre con i suoi tre figli.

 

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  • Federico Fianchini

    Federico Fianchini, laureato in Storia del Cinema, si occupa di cinema, fotografia, video arte e design.


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This post currently has 2 responses.

  1. Ivelise

    January 18, 2026 at 11:43 am

    Interessante, anche se ci sono tante parole che mi sfuggono. Un articolo che denota una grande conoscenza della materia trattata.

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